Playback Theatre

Il Playback Theatre nel team development: una proposta sfidante, ma rispettosa

aprile 9th, 2018 Posted by Notizie 0 thoughts on “Il Playback Theatre nel team development: una proposta sfidante, ma rispettosa”

È possibile lavorare sulle dinamiche relazionali di un team? È possibile sviluppare la fiducia e l’ascolto reciproci ANCHE considerando la gestione di emozioni e caratteri personali non sempre facilitanti?

L’uso del Playback Theatre e dei Metodi d’Azione in un processo di team development può essere una risposta efficace.
Il Playback Theatre è una forma teatrale comunitaria che prevede l’improvvisazione dei performers a partire dalla narrazione del pubblico: qualcuno racconta una storia o un fatto accaduto e la compagnia di attori mette subito “in scena” il nucleo emotivo del racconto appena narrato al meglio delle proprie capacità attoriali ed empatiche; al termine il conduttore chiede al narratore di dire “l’ultima parola” su quanto visto in scena. Poi si passa ad un altro narratore volontario e così via.

Questo in poche, scarne parole il processo del Playback Theatre, nato a New York negli anni ’70 del secolo scorso, da un’intuizione di Jonathan Fox. Un processo tanto semplice quanto efficace nel permettere a team di lavoro di fare esperienza di una serie di topici che spesso, nella vita di organizzativa non trovano un’adeguata attenzione, salvo poi esplodere in conflitti e tensioni che non fanno bene né all’azienda, né alle persone, né tantomeno al gruppo.
Parliamo di competenze quali il saper dare e ricevere fiducia, la comunicazione efficace, l’ascolto empatico, il riconoscimento e la gestione delle proprie emozioni, la capacità di dare e ricevere feedback efficaci e costruttivi ancorché negativi, la percezione del collaboratore ( o del capo, o del collega) come risorsa e come alleato, e non come intralcio o, peggio, come nemico; parliamo di valorizzazione delle risorse presenti nel team come persone oltre le funzioni organizzative.

Per spiegare come questo processo possa avvenire è necessario fare una premessa sulla metodologia del Playback Theatre e sugli assunti base che esso sviluppa nel metodo e nelle proposte di lavoro. Il PT infatti condivide i valori propri dei Metodi d’Azione (psicodramma, sociodramma e sociometria d’azione), teorizzati dal fondatore J.L. Moreno, quali la centralità della verità soggettiva, sospensione del giudizio e della risposta, sviluppo della capacità di vedere il mondo con gli occhi dell’Altro, la capacità di sviluppare la creatività a discapito del giudizio, dell’ansia e della paura, la circolarità nelle comunicazioni di gruppo, e molti altri elementi che rendono l’esperienza per il singolo e per il gruppo rispettosa, ma intensa e forte.

Ma come si sviluppa il lavoro di team development? E su quali aspetti può essere efficace?

Cominciamo a rispondere a quest’ultima domanda. I gruppi di lavoro nella nostra esperienza spesso devono attraversare momenti di profondo cambiamento, dovendo condividere la propria Mission o modificarla; possono essere attraversati da pesanti contrasti e discordie; possono aver bisogno di un momento di verifica e riallineamento; possono venir modificati e cambiati e quindi aver bisogno di un momento di reset e amalgama importante; possono rendersi conto di “non comunicare” veramente e di non avere relazioni basati su reale fiducia e coesione.
Il team, attraverso la metafora del Playback Theatre, nell’approccio metodologico dei Metodi d’Azione, lavora per diventare una vera e propria compagnia attoriale e, nel far questo, sperimenta tutti gli elementi teatrali e i valori di questa forma teatrale, sia come attore che come pubblico. Il team infatti inizia un training attoriale vero e proprio e impara alcune forme espressive del Playback, dando poi forma scenica alle storie dei colleghi su topici e problematiche organizzative che coinvolgono tutti. In questo processo ciascun partecipante fa esperienza di ascolto e gioco di squadra, fa esperienza di leadership condivisa dato che non essendoci un testo scritto non c’è nemmeno un protagonista che “ruba la scena”. È possibile fare esperienza reale di orientamento all’altro e agli obiettivi del gruppo, dato che se il narratore non si riconosce in quanto ha visto in scena, falliscono tutti come gruppo e non solo il singolo. Il team infine fa esperienza di feedback incrociati fatti per alimentare e far crescere le persone e il gruppo.
L’addestramento diventa un’occasione per il team di affrontare, insieme, questioni organizzative e di dinamica di gruppo, che spesso rimangono nell’ombra e alimentano contrasti e inefficienze. Gli strumenti di cui partecipanti fanno esperienza diventano poi gli stessi strumenti che possono essere utilizzati durante una riunione di Staff o per gestire un momento difficile, o un problema organizzativo da affrontare.
Uno degli aspetti interessanti della proposta è che l’emersione di problemi e delle fatiche ad esse correlate (o che ne sono alla base), le soluzioni che il team propone, sperimenta e verifica, sono certamente frutto di un patto formativo forte e chiaro che tutti i partecipanti devono rispettare, i cui elementi sono sospensione del giudizio, fiducia condizionata e privacy.
Queste stesse soluzioni emergono però anche dalla capacità del gruppo stesso e delle persone che lo compongono di responsabilizzarsi e farsi carico dell’efficacia e dell’efficienza del proprio team, nel rispetto reciproco, valorizzando il ruolo che ciascuno riveste, con l’obiettivo di raggiungere performance d’eccellenza sempre migliori.
Altro elemento interessante e coinvolgente è che il team manageriale, al termine del percorso, può diventare esso stesso promotore di un’azione di “contaminazione” dei collaboratori con i messaggi, intuizioni, strategie emerse nella riflessione di gruppo, non solo nel lavoro quotidiano; questa evoluzione è auspicabile, ma “scontata”. Il team può proporsi come una vera e propria Compagnia attoriale “offrendo” una vera e propria performance ai propri collaboratori, creando un evento comunitario che alimenti ulteriormente la condivisione di intuizioni e idee, facendo percepire nell’azione scenica il salto di qualità del “mettersi in ascolto” e di farlo mettendosi a disposizione del team.
La proposta non è certamente la soluzione a tutte le problematiche relazionali e organizzative, ma certamente consente di poter offrire alle persone uno spazio di comunicazione efficace ed empatico, uno spazio un cui poter riflettere sul proprio sviluppo e di poterlo fare in modo condiviso, rispettoso ed efficace; un momento in cui focalizzare risorse ed energie per condividere strumenti e strategie utili per raggiungere gli obiettivi prefissati dell’organizzazione. La proposta rappresenta anche un momento per i team di crescere, allinearsi ed orientarsi in modo fluido e consapevole verso il raggiungimento di sfide ed obiettivi di business che l’azienda richiede.

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