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Quale percorso temporale per essere efficaci?

giugno 18th, 2018 Posted by Notizie 0 thoughts on “Quale percorso temporale per essere efficaci?”

Possiamo definire l’efficacia personale come la capacità di un individuo di perseguire e raggiungere i propri obiettivi, mettendo in campo tutte le risorse interne ed esterne più appropriate. E’ uno stato di centratura e focalizzazione che permette al nostro “Io”, centro e perno della nostra personalità, di governare tutte le “forze“ in campo e raggiungere le nostre mete.
Come decliniamo l’efficacia personale lungo l’arco temporale di passato, presente e futuro? Dove possiamo collocarla temporalmente? L’efficacia personale presuppone una forte spinta al miglioramento personale e per migliorarsi occorre cercare il cambiamento esponendosi a situazioni nuove, inusuali, inattese. Non cambiamo se rimaniamo affezionati a modalità consolidate e ricorrenti.
Il cambiamento può essere voluto e cercato. In tal caso siamo noi a pilotarlo governando tutte le variabili per raggiungere i risultati attesi. Ma esistono anche cambiamenti inattesi o non voluti o addirittura imposti. Un esempio di cambiamento non voluto è quando in una azienda viene deciso di modificare un ruolo organizzativo, connotato da determinate responsabilità e contenuti, con un nuovo perimetro di responsabilità più rispondente al contesto di business dell’azienda. In questo caso, coloro che ricoprono questo ruolo sono chiamati ad allinearsi alle nuove aspettative di ruolo ed a sviluppare competenze e capacità inerenti.

Che relazione esiste tra l’efficacia personale e il passato? Nessuna. Il passato è alle spalle. Vogliamo essere efficaci senza che contenuti del passato possano penetrare e condizionare il presente. Qualunque cambiamento siamo chiamati ad affrontare, possiamo permetterci di chiudere le porte al passato quando parliamo di efficacia personale. Ciò che è alle spalle non ha rilievo, conta come agiamo ora e che prospettiva vogliamo costruire.
Invece, possiamo dire che l’efficacia personale è collocata nell’oggi per traguardare il domani. Abbiamo quindi due dimensioni temporali che in qualche modo coesistono: presente e futuro. Partiamo dal presente.

Nel presente un ingrediente imprescindibile dell’efficacia personale è la consapevolezza. La consapevolezza è l’essere coscienti di se stessi nel qui e ora. In Psicosintesi, la branca della psicologia fondata dallo psichiatra Roberto Assagioli, si parla di attivare l’osservatore interno, ovvero la capacità dell’Io di essere cosciente di tutto ciò che si muove dentro e fuori di me. Dentro di me perché osservo il flusso continuo di pensieri, emozioni, sensazioni, riflessioni che popolano il nostro mondo interno. Ma è anche la capacità di osservare se stessi mentre agiamo nel mondo e di cogliere quali comportamenti e azioni mettiamo in campo, riflettendo su tutto ciò che osserviamo. Senza la consapevolezza non andiamo da nessuna parte, non sviluppiamo la conoscenza di noi stessi e siamo destinati a uno stato di stallo, inerzia e ignoranza.
Il secondo ingrediente del presente è la responsabilità. La parola deriva dal latino respondere, ovvero dare risposte. In questo caso, alla luce della consapevolezza che ho acquisito e continuo ad acquisire, la responsabilità è la capacità di dare risposte a ciò che ho compreso e fatto mio. La responsabilità sottolinea il livello di potere che mi assumo nell’attivare qualcosa che va verso il miglioramento personale. Significa in sintesi “dipende da me!”.
Di cosa mi sento responsabile? Qui non basta dire “sono responsabile del mio miglioramento personale” perché il miglioramento non avviene senza obiettivi precisi. “Dove vuoi andare?”, “Cosa vuoi raggiungere?” Fissare una meta, definire obiettivi è un passaggio imprescindibile nel processo di efficacia personale perché fissare un obiettivo attrae le nostre energie verso di esso. L’obiettivo diventa un catalizzatore che magnetizza capacità e competenze verso il risultato.
La definizione di obiettivi diventa lo snodo, il ponte tra presente e futuro. Un obiettivo lo fisso ora, ma lo raggiungo domani. E’ nel futuro che questo obiettivo si realizzerà e prenderà forma. E’ verso il futuro che occorre orientarsi.
In quale futuro prende vita?
Dipende dalla meta che ho fissato! Per esempio, se voglio elaborare un progetto di crescita professionale, la meta sarà collocata nel medio periodo (1-3 anni). Ma dipende anche da me! Una volta definito un traguardo temporale, torno nel presente e agisco. In questa fase del processo mi attivo, metto in campo azioni, attività, comportamenti, pensieri utili per il raggiungimento dell’obiettivo. Ma l’agire di per sé non è garanzia di successo. Sappiamo che possono accadere circostanze ed eventi al di fuori del nostro controllo che possono rallentare o ostacolare il nostro piano e procrastinare il risultato. E tuttavia non possiamo non impegnarci ad agire. La nostra azione di oggi favorisce un avvicinamento progressivo al risultato di domani.
Come agisco? Con entusiasmo e ottimismo e soprattutto con la certezza e la fiducia nelle proprie capacità realizzative. Agisco, dunque sono costantemente nel presente; mi oriento verso la meta che ho scelto, dunque sono costantemente rivolto al futuro.

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